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04 articoli
2010-02-10
Impressioni di un allievo del primo anno

IMPRESSIONI DI UN ALLIEVO DELPRIMO ANNO Sarà che è sempre così. Il primo giorno di qualcosa (scuola, vacanza, lavoro) lo ricordi per sempre. E con lo shiatsu è stato lo stesso. E’ vero, non era la prima volta che mi imbattevo in questa tecnica di benessere così diffusa ma così poco conosciuta. Avevo già provato i benefici effetti del massaggio shiatsu grazie alla pazienza di chi oggi ha deciso di farmi da maestro: sì, deciso, perché non era la prima volta che cercavo di imparare. Ma dai miei studi di filosofia orientale ho capito una cosa: quando l’allievo è pronto a ricevere, il maestro è pronto a dare. E così è successo a me. La prima lezione è stata un misto di curiosità e di supponenza. Curiosità per alcuni particolari metafisici e fisici che andavano a completare qualche mia deduzione e qualche (superficiale) studio in materia di corpo umano. Supponenza perché, da buon occidentale, ho avuto difficoltà ad aprire il mio cuore (e di conseguenza la mia capacità di apprendere) davanti a concetti che sembrano così ovvi ma che in realtà vengono disattesi quotidianamente. E’ vero che già Jung, in contrasto aperto con Freud, consigliava di considerare la persona che si aveva avanti come un essere umano nella sua unicità e non come un rappresentate di una categoria (quella umana) su cui applicare determinate tecniche. Ecco lo shiatsu parte da questo principio: il dolore di una persona è il dolore di quella persona e la tecnica per dare benessere sarà specifica per quel soggetto. Ma sarebbe un errore ridurre lo shiatsu solo a questo. E qui entra in gioco il sentimento nel campo dell’etica. Il dare a qualcuno senza pensare di ricevere nulla in cambio. Il dare portando serenità al proprio cuore e alla propria mente. Operare in unione di cuore e mente per capire se, e come, poter alleviare la sofferenza della persona che ti si affida. Bene, sono queste le sensazioni che ti assalgono e che vanno meditate e maturate per ben operare. Ma se si riflette un attimo, questo non vale solo per lo shiatsu. Tra l’altro sarebbe un controsenso: un metodo che insegna a vedere le persone nella loro unicità e a vederle all’interno di un ambiente fatto di energia e quindi interdipendente, non poteva considerare tutto questo solo in riferimento dolore muscolare o articolare. Ecco allora un’altra conquista: quello di ricordare che siamo esseri umani, circondati da esseri umani. Sembra ovvio, lo dicevo prima, ma guardatevi intorno e vedrete che purtroppo solo raramente è così. Acquisire tale consapevolezza ci permette di essere più responsabili e più accorti verso noi stessi in primis e poi verso gli altri che ci circondano. La riprova di quanto io abbia solamente intuito lo avuta guardando gli allievi del terzo anno (i più anziani in senso accademico e nessuno me ne voglia) mentre scherzavano e parlavano tra di loro. Io penso, e spero che nessuno possa smentirmi, che anche loro hanno capito di essere diversi da quando, per la prima volta, ascoltarono una lezione di shiatsu. Antonio Salvati





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